La soffitta di zia Anna

scritto da Fresia
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Testo: La soffitta di zia Anna
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LA SOFFITTA DI ZIA ANNA

Anna era un'anziana signora che abitava in un ridente paesino di montagna.
Non si era mai sposata e aveva dedicato tutta la vita alla conduzione di un piccolo emporio e a Caterina, l'unica figlia di una sorella venuta a mancare molto giovane.
Quella nipote, che era cresciuta con lei sin dalla più tenera età, era tutto ciò che le restava della famiglia e aveva continuato ad abitare nella sua casa anche dopo il matrimonio e ad aiutarla nel gestire il negozio. 

Anna era una persona affabile e sempre allegra, che aveva un unico rimpianto: quello di non aver avuto figli. Forse, proprio per questo, amava moltissimo i bambini e il suo viso si illuminava sempre quando ne incontrava uno.
In paese era molto amata e, affettuosamente, tutti la chiamavano zia Anna.

Ero piccola quando la conobbi, ma la ricordo perfettamente con la sua figura esile, i suoi capelli bianchi raccolti in una piccola crocchia e con quella voce un po' tremula, sempre dolce e pacata. Altrettanto bene ricordo la sua casa  rivestita di legno scuro in cui, per alcuni  anni, trascorremmmo le vacanze estive. 

Da subito, Anna ci chiese di chiamarla zia e venne spontaneo farlo, perché anche per noi fu inevitabile considerarla tale.
Rammento ancora quando ci regalava i fiori del suo giardino e qualche verdura dell'orto o quando entrava nel pollaio per farci avere un uovo ancora caldo. Non voleva nulla in cambio e le bastava un sorriso per sentirsi appagata.

Le stanze che affittava si trovavano al piano superiore e da lì si aveva accesso alla soffitta della casa, un luogo che per me possedeva un fascino molto particolare.
Quando, per la prima volta, mi apprestai furtiva ad aprire la porticina del sottotetto, la mia curiosità era alle stelle. 
Era buio e da una minuscola finestra, che si trovava sulla parete di fronte, giungeva solamente un debole chiarore. 
Cercai un interruttore per accendere la luce, ma non lo trovai
Quella penobra, piena di oggetti di ogni tipo, creava in me una sorta di inquietudine, ma azzardai ugualmente qualche passo per entrare. 
C'era una strana atmosfera e la mia immaginazione di bambina mi faceva temere che da qualche parte potesse apparire un fantasma. Mi feci coraggio e avanzai...
All'improvviso, però, avvertii davvero una presenza alle spalle. Trasalii sulle prime, ma poi riconobbi la voce di zia Anna.
"La luce non c'è", mi disse, "ma se vuoi esplorare la soffitta ti porto una torcia".
"Posso davvero?", chiesi incredula. La donna sorrise e in quell'istante ebbi ufficialmente il permesso di iniziare le mie perlustrazioni.

La soffitta divenne per me un luogo magico. Ogni giorno scoprivo qualche nuovo oggetto di cui non conoscevo l'uso, ma zia Anna era sempre pronta a fornire spiegazioni al riguardo.
C'era davvero di tutto: vecchi abiti tradizionali, bauli scrostati pieni di cianfrusaglie, sci d'altri tempi fatti di legno grezzo, racchette da neve, catini e brocche di metallo smaltato o di ceramica decorata. 
Dalle travi del soffitto pendevano vecchi lumi a petrolio, setacci, gerle e utensili di ogni genere ormai arrugginiti. 
C'erano anche vecchi mobili dipinti con motivi floreali, che sembravano usciti dal mondo delle fiabe.
Sarebbe davvero impossibile elencare tutto ciò che, giorno dopo giorno, avevo trovato in quella soffitta. Per me era diventato un gioco affascinante, che ricordo ancora con piacere e lì dentro mi divertivo a inventare storie, scatenando la mia fantasia.
Rammento, inoltre, che un'estate scoprii una sorta di strano cappello grigio attaccato ad una trave: si trattava di un vespaio. Non ne avevo mai visto uno del genere e non fu affatto una bella avventura quella!

Quando, l'anno dopo, tornammo per le vacanze, zia Anna non era più la stessa. Appariva smagrita, smunta e il suo sguardo liquido si perdeva nel vuoto. Se ne stava seduta tutto il giorno davanti alla portafinestra della sua camera e, togliendo le lenzuola dal letto, le strofinava in modo compulsivo come se le stesse lavando al fiume o in una tinozza. 
Ogni tanto si metteva a piangere spaventata, ripetendo che qualcuno voleva farle del male e a nulla servivano le rassicurazioni altrui.
Il suo viso sempre allegro si era fatto cupo e solo raramente abbozzava un mezzo sorriso. 
Non visse a lungo in quelle condizioni e la sua scomparsa mi rattristò profondamente. 

Passarono parecchi anni da allora, ormai ero diventata una donna e una madre.
Le mie vacanze le avevo trascorse sempre altrove, ma pensai che per i miei figli quel luogo tra prati e boschi fosse veramente l'ideale.
Trovai notevoli cambiamenti nella casa di montagna della mia infanzia e notai subito che la soffitta di zia Anna non c'era più. 
"L' abbiamo ristrutturata da poco", mi disse Caterina e mi spiegò che ne avevano ricavato un appartamento da affittare. 
Era stata senz'altro una buona idea, eppure nel mio cuore provavo grande nostalgia per quel sottotetto che non avrei più rivisto. 
Chiesi che fine avessero fatto gli oggetti di zia Anna, pensando che qualcosa fosse stato conservato. Scoprii con rammarico che era stato tutto ridotto in pezzi e seppellito in una buca scavata nel prato adiacente. 
Mi sembrava pazzesco che avessero gettato tutto in quel modo, anche perché ero certa che vi fosse anche qualche oggetto di valore tra quelle anticaglie.
"Abbiamo tenuto solo queste vecchie monete", mi disse Caterina, "se ti fa piacere te ne posso regalare alcune".
Accettai con piacere e quelle monete fuori corso le conservo ancora, in ricordo di Zia Anna e della sua indimenticabile soffitta. 




La soffitta di zia Anna testo di Fresia
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